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Release - LA COLLISIONE DI MATTIA TRANI

10 Agosto 2018

LA COLLISIONE DI MATTIA TRANI

A fine luglio è uscito l’ultimo EP di Mattia Trani sulla Uncage di Marco Faraone. Mattia negli anni ha dimostrato di essere uno dei producer italiani più talentuosi del panorama techno. Figlio d’arte e con un heritage importante arricchita dalla sua passione per la Detroit-Techno e le influenze Future Jazz come pianista. Nel 2012 ha fondato la propria label vinilica Pushmaster Discs, che ha permesso a Mattia di avere un contenitore e release dopo release di rafforzare la sua credibilità. Oggi Pushmaster Discs infatti è una realtà dell’industria musicale mondiale. Jeff Mills, Robert Hood e Derrick May sono solo alcuni dei big della techno mondiale che hanno supportato i lavori di Mattia. Una delle più grandi soddisfazioni nella carriera di Mattia è stata quella di essere stato l'unico italiano ad aver pubblicato il proprio podcast sulla radio ufficiale della leggendaria Underground Resistance, realtà dalla quale Mattia ha preso le distanze.

Alla vigilia della performance di sabato 11 agosto allo Sziget a Budapest, dalle 22:30 allo stage Colosseum by Telekom, abbiamo intercettato Mattia che ci ha parlato dell’EP su Uncage e di molto altro.

 

Ciao Mattia, il 30 luglio è uscita la tua nuova release “Collider”. La novità è l’etichetta. Su Uncage di Marco Faraone. Come è nato questo progetto con Uncage e che rapporto hai con Marco? 

Ciao! Con marco ho un ottimo rapporto, ci conosciamo da un po’ di anni ma non avevamo mai collaborato assieme. Anche con Norman Methner l’A&R dell’etichetta ho un bel rapporto dato che ci siamo visti spesso  in giro per i locali di Berlino. Mi hanno chiesto quindi materiale e musica unreleased e li ho accontentati...cosi recentemente è nato questo EP e abbiamo deciso assieme di chiedere a Donato Dozzy di collaborare.

 

Parliamo della release. Tre tracce. “Collider”, “Arachnide” e “Pulse Pattern”. Più un remix di Donato Dozzy della title track e una versione Warehouse di “Arachnide”. Nella prima abbiamo trovato una power techno industrial, la seconda traccia quasi progressive e infine l’ultima con influenze più old school. Ti ritrovi con queste caratteristiche? Come le hai pensate? 

Ho immaginato questo EP in vari contesti e varie situazioni, dal festival da 10000 persone al luogo più scuro e intimo. La cosa che rende questo Collider particolare appunto è la differenza di melodie in ogni traccia, ognuna adatta a una situazione diversa, ma tutte accomunate da grandi batterie e dinamiche potenti.

 


 

Rispetto al tuo genere di partenza, che dici essere Detroit Techno Soul, in che genere inquadri questa release? 

Questa release in effetti si discosta un po’ di più dal mio sound tradizionale, ma ho voluto dare un tocco più europeo e potente allo stesso tempo...e credo di aver completato il tutto come volevo.

 

Soddisfatto del remix di Dozzy? Come credi abbia reinterpretato la tua traccia? 

Più che soddisfatto! Mi è piaciuto il tocco acid che gli ha dato e soprattutto non mi aspettavo facesse una tale “bomba” da dancefloor in quanto Donato di solito è più legato a sperimentazioni e malattie spezzate. Devo dire anche che la dinamica del pezzo è veramente notevole!

 

Parliamo di strumenti. Cosa utilizzi per i tuoi live show e come è cambiato il tuo modo di fare performance? 

È cambiato parecchio appunto. Nelle prime esibizioni utilizzavo il king korg che ha il pianoforte. Il live era più melodico, ma dati i troppi problemi a sentirmi nelle casse monitor (dato il potente volume delle drum) ho deciso appunto di non suonare più il pianoforte dal vivo e adattare un altro sintetizzatore. Però con un sequencer interno, il korg minilogue. Per quanto riguarda le drum machine utilizzo sempre Roland Tr-8 (dato che i campioni suonano comunque bene ed è più facile da trasportare). Utilizzavo la Octatrack Dsp 1 che ho sostituito con una Digitakt e un Analog Rytm Mk2, piu potenti e performanti.

 


 

Sei il boss label della Pushmaster Discs. Sembra che all’interno della tua etichetta tu abbia un genere ben preciso che affonda le radici nella Detroit Techno, mentre quando firmi delle release fuori dalla tua label esplori techno d’avanguardia. È così?

Non necessariamente, Pushmaster Discs rimane comunque una comunità aperta e di conseguenza qualsiasi tipo di musica techno varia, che mi da un’emozione, posso decidere di stamparla. Un esempio sono i 90 Process a cui ho stampato gli ultimi due EP di Pushmaster, che hanno un suono molto più cattivo, veloce e con sfumature new trance. Per quanto mi riguarda adoro fare tutto e scoprire musica e sfumature nuove ogni giorno, non credo dipenda necessariamente dalla label!

 

Parlaci del progetto The Hi-Tech Mission. Questo viaggio nel tuo spazio musicale uscito nel 2016 e recentemente riproposto nella versione remixes. Con tanti nomi importanti, da Ben Sims al nostro Raffaele Attanasio. È un viaggio interstellare che non finisce mai?

Probabilmente finirà...nei viaggi come nella vita credo ci sia sempre un punto di conclusione o di fine insomma...quello che posso dire è che Hi Tech Mission potrebbe continuare con un secondo episodio...sinceramente ancora non ci ho pensato e vedremo in futuro cosa può accadere.

 

Musica/mattia_trani_cover.jpgQual è il tuo bilancio dopo 7 anni della tua label Pushmaster Discs e che release hai in uscita?

Il bilancio è positivo! Contento di essere arrivato quasi a 20 release e di aver collaborato con tantissimi artisti, più giovani più vecchi, più nuovi e più veterani della scena. Non mi fermo qui, infatti usciranno a breve anche t-shirt, felpe e merchandise dell’etichetta. Per le prossime uscite ho un mio EP singolo con remix di Steve Rachmad con il nick Sterac e poi un altro singolo EP di Julia Govor e Jeroen Search.

 

Raccontaci del sogno nel cassetto di pubblicare un EP per Underground Resistance. Come è nata la passione per UR e come ti stai attrezzando per esaudire il sogno?

Vi svelo un piccolo segreto, quel sogno si è interrotto: andando più avanti nella conoscenza delle persone di Detroit mi sono reso conto appunto che non c’è un legame di sangue o di etnia che ci unisce e questo per loro conta tanto. Non dico che siano razzisti, ma preferiscono legarsi di più con le persone della loro città rispetto agli europei. Rispetto tantissimo Mad Mike Banks, ma credo che la loro scelta di essere “chiusi” e non “aperti” con una persona di pelle bianca (l’unico bianco che è uscito su UR è DJ3000, che però è appunto di Detroit quindi non è vincolato probabilmente da questa cosa) ha fatto si che il mio amore diminuisse, ma il rispetto rimane sempre.

 

Parliamo di scene. Bologna è sempre stata la più sperimentale. Quali sono le scene che più apprezzi e nelle quali vorresti maggiormente collaborare?

Le scene con cui collaboro che sono appunto il Link di Bologna e il Cocorico di Riccione sono le situazioni a cui mi sento più legato. Per empatia con la piramide e per il fatto che Bologna sia la mia città. Il link ha rappresentato per me sempre un traguardo da quando ero ragazzino.

 

In un’intervista ho letto che nel 2017 sarebbe dovuta uscire “Cyber Resurrection”, una traccia a cui tenevi molto. Che fine ha fatto? L’hai pubblicata sotto altro titolo o è rimasta unreleased?

Cyber Resurrection uscirà a settembre 2018 all’interno dell’EP Time Struggle, il prossimo in uscita per Pushmaster con remix di Sterac. Steve (Rachmad, ndr) ha deciso di remixare Time Struggle (presente in due versioni nell’EP che uscirà) e di conseguenza dati i troppi minuti ho deciso di spostare Cyber Resurrection come traccia “only digital”. Tengo comunque parecchio a quella traccia :) !

 

Ti definisci un amante della musica a 360°. Stai ancora studiando pianoforte? Hai qualche progetto musicale extra elettronica?

Si, sono 10 anni che suono il pianoforte e lo suono tuttora. Prendo lezioni privatamente da un jazzista ogni settimana e affronto sia classica sia jazz dei primi anni ‘50. Non ho progetti al di fuori dell’elettronica, ma quello che si avvicina di più al mondo jazz è appunto Midnight Conversation con Giuseppe Maffei aka Zippo in cui posso esprimere i miei studi di pianoforte.

 

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