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Release - LA TECHNO DEL FUTURO DI SANGIULIANO

23 Giugno 2018

LA TECHNO DEL FUTURO DI SANGIULIANO

Il primo giugno scorso è uscito “Biomorph” nuovo e primo album di Enrico Sangiuliano su Drumcode. In appena due settimane Sangiuliano ha piazzato nella Top Ten Techno di Beatport ben tre tracce, seconde sole (per ora) a “Alone” di 2pole feat. Ursula Rucker, mentre nella classifica generale di Beatport sono quattro le tracce in classifica (tra le prime 40 posizioni). Segno evidente della qualità del disco e del ruolo di Sangiuliano in Drumcode. Una collaborazione, quella con la label di Adam Beyer, iniziata nel 2015 con “Trrbulence” in collaborazione con Secret Cinema. L’anno seguente ha prima pubblicato la traccia di apertura nella raccolta A-Sides Volume 5 (“Start of Madness” in collaborazione con Hertz)  e a seguire l’EP “Moon Rocks”. Quest’ultimo conteneva la titletrack e “Ghettoblaser”, due delle tracce che hanno lanciato Sangiuliano ai primi posti di tutte le chart techno. A fine 2016 è infine uscito il suo remix di “Why Does My Heart Feel so Bad” di Moby per la raccolta The Remixes. Nel 2017 la conferma del talento di Sangiuliano con la release “Astral Projection”, contenente la titletrack e “Blooming Era”. Due pezzi che in una stagione sono già diventati un must per gli amanti della techno. Per non farsi mancare nulla un mese dopo Drumcode ha lanciato il Volume 6 di A-Sides contenente “Preset Heaven” realizzata da Sangiuliano in collaborazione con Adam Beyer. Le date aumentano vorticosamente, tanto che Enrico passa dai club ai festival più importanti d’Europa come Mayday, Awakenings, Loveland e ultimo in ordine temporale lo  Junction2. A Londra, lo scorso weekend,  Sangiuliano ha lasciato la console a King Carl Cox e a Beyer, che in b2b hanno suonato una delle tracce di “Biomorph”. Per capire il valore che ha Sangiuliano per la label di Beyer  basta sapere che a luglio sarà allo stage Drumcode al Tomorrowland. Il Festival per eccellenza, patria mondiale dell’edm, ma dove la techno ha sempre un posizionamento di rilievo. Del resto anche noi di Weekender abbiamo sempre creduto in Sangiuliano dedicandogli la copertina di maggio 2017, quando ancora molto doveva accadere.

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E veniamo a “Biomorph”, un album complesso e strutturato. Tra fine 2017 e inizio 2018 il dj originario di Reggio Emilia ha avuto la capacità di ritagliarsi un weekend off al mese. Non per rilassarsi o recuperare dalle tante date, ma per lavorare sodo in studio e dare vita al suo primo album da producer. “Biomorph”, che contiene 9 tracce, è il risultato di più di un anno di lavoro. Abbiamo sentito Sangiuliano pochi giorni dopo l’uscita ufficiale del disco.


Ciao Enrico! Partiamo dall’uscita su Beatport. Come è andata?

Ciao Ale. Tanta emozione. Il disco è uscito venerdì 1 giugno e già sabato quattro tracce erano entrate nella Top 100, che è già un record. Dopo appena una settimana il disco era già primo nelle classifiche delle release techno, elettronica e melodic techno . L’esperimento dell’album sta quindi riuscendo, anche se ci vuole ancora un po’ di tempo.


Hai iniziato a lavorare sull’album all’inizio del 2016, diminuendo di conseguenza le date da dj. Ti è pesata questa scelta?

Assolutamente no, era una mia esigenza artistica. È stato fondamentale riuscire a prendere un weekend off ogni mese, non l’avessi fatto “Biomorph” non ci sarebbe. Era una necessità per me produrre nuovi dischi. Il mio essere dj è nato dal voler produrre musica elettronica e quindi non mi vedrei mai solo in tour a suonare. Anche perché quando sono in tour faccio fatica a concentrarmi sulla produzione, quindi ho preferito separare le due cose nettamente. Ho sicuramente rinunciato a delle serate e quindi dei guadagni, ma ora c’è un album nuovo e quindi nuova musica che creerà nuovo hype. Sono molto soddisfatto della scelta fatta e del risultato. Insomma c’è differenza tra andare al Junction2 con le hit dell’anno scorso o andarci con l’album tour.

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Entriamo dentro “Biomorph”. Non solo musica ma anche un approccio concettuale. Spiegaci?

Diciamo che sono sempre stato incuriosito dall’evoluzione degli esseri viventi e al contempo dall’evoluzione tecnologica, da cui l’uomo è dipendente da sempre. Qui ho cercato di interpretare, proprio attraverso la tecnologia, la struttura di alcuni esseri viventi, la loro evoluzione, la relazione dell’uomo con il mondo vegetale gli aspetti connessi dovuti all'influenza delle forze cosmiche. L’album è diviso in quattro capitoli, che corrispondono a quattro fasi. La prima, Organisms, osservando degli organismi viventi in tre declinazioni. Il primo brano, “Functional Basic Unit of Life”, indaga la formazione di un organismo monocellulare. La seconda traccia è “Multicellular”, dal titolo quindi un organismo multicellulare. E la terza e ultima traccia del primo capitolo è “Generative Model”, quindi un modello generativo dove ci sono alcuni elementi viventi che mutano continuamente.

 


In questo primo capitolo c’è molta ambient alla Brian Eno con sfumature rave. È così?

E' molto dinamico e ad ampio raggio. Vi si trovano ricordi rave convivere con minimalismi cinematic, interpretando fisicamente la vita di questi organismi. Ovviamente interpretando gli organismi attraverso pattern e loop, sia melodici sia ritmici, dove questi col trascorrere del tempo subiscono dei cambiamenti. Di loop in loop non si percepiscono immediatamente le differenze, ma se si estrapola il primo loop a confronto con l’ultimo la differenza puo' essere enorme. Un po’ come succede a noi nella nostra evoluzione.


Nel secondo capitolo prende corpo un’altra teoria. Mentre musicalmente si passa dai suoni rarefatti alla techno pura. La prima delle due tracce del capitolo poi ricorda “Walking Elephants” di Ten Walls. Torna tutto?

Quello di Ten Walls è un appunto a cui non avevo ancora pensato, credo si possa trattare di timbrica del synth nella pausa? Diciamo che non ho cercato dei riferimenti, In questo lavoro sono stato al 100% me stesso.

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Il secondo capitolo,  Cosmic Forces, che è più rivolto al nostro tentativo di contatto con il cosmo e alle influenze che subiamo e che ci condizionano. Una delle regole che esiste da sempre è la sezione aurea ovvero la golden ratio, che ho rappresentato nella prima traccia. “Cosmic Ratio” rappresenta dunque questa legge non scritta e universale, che di fatto definisce i pattern e i frattali che si trovano in natura. Per farlo ho costruito il brano basandomi interamente sulla regola, che è il numero 1,6180339887. Questo numero matematico riassume il rapporto della sezione aurea. In pratica ho tradotto i valori metrici della golden ratio in arrangiamenti. In questo caso “Cosmic Ratio” dura 208 battute e il picco emozionale è alla 129, che è esattamente la proporzione aurea. Anche il ciclo armonico del disco si ripete ogni 16 battute e la nota modale della scala diatonica è all’undicesima di ognuna di queste, quindi sempre proporzioni auree. Sono tanti gli elementi della successione di Fibonacci, che è uno degli studiosi di riferimento per quanto riguarda la sezione aurea.

La seconda traccia del secondo capitolo è “Hidden T” ed è un tentativo di entrare in contatto con queste forze in maniera molto più psichedelica. Quindi a prescindere che sia l’alterazione della coscienza o un contatto di tipo divino è un tentativo di contatto. Lo potrei definire il brano più psychedelic-techno.

 


Nel terzo capitolo Metamorphosis, anche qui composto da due tracce. Si passa dalla prima con venature rock alla seconda molto affine al sound Drumcode. È cosi?

Questo capitolo parte dal nostro legame ancestrale con il mondo vegetale. Infatti il primo brano “Arboreal” mette l’ascoltatore in mezzo ad una foresta, la quale lentamente subisce l’arrivo delle macchine. Dove la macchina sonora è il beat, che lentamente si inserisce andando a controllare le affascinanti sonorità iniziali. In effetti le sfumature rock, anche metal, sono legittime. È anche leggermente inquietante, anche per i pad scuri ma attraenti. È una sintesi della nostra evoluzione, nati nella natura e ora dipendenti dalle macchine.

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Mentre l’altra traccia, “Symbiosis”, è costruita da una parte ritmica che fa da contenitore all’interno della quale ci sono due organismi che si evolvono e si colorano in modo simbiotico. Ovviamente può essere metafora di tante cose, ma ancora una volta per me è quanto noi e la natura siamo incastrati. Per quel che riguarda le affinità di “Symbiosis” con Drumcode ci può stare. Però penso che fin dal mio arrivo abbia contribuito ad aumentare lo spettro musicale di Drumcode. E “Symbiosis” in particolare è qualcosa di nuovo, con sonorità che non sono mai uscite prima su Drumcode, che però suona come un classico.

 


Infine l’ultimo capitolo, Two Probabilities, ricco di sonorità futuristiche alla Matrix?

Si, vero (ride, ndr). È l’unico capitolo del disco che guarda avanti e osserva il futuro. Le due probabilità sono date da “New Dawn” e da “EOL (End Of Life)”. Nella prima c’è un finale positivo, nel quale viviamo in armonia con le istanze e lo si capisce dalla dolcezza emotiva dei suoni e dalle ritmiche macchinose che scorrono lisce come un treno su una nuvola. In realta' quindi non un finale, ma un nuovo inizio potenzialmente. Mentre nella seconda track, visione secondo me più realistica, la specie umana non ha più utilità ed è dominata dalle macchine. EOL è l’acronimo che si usa nell’industria di consumo, ossia inteso proprio come fine del ciclo utile produttivo. In questo brano le macchine prendono il completo controllo. La traccia vorrebbe essere una metafora di un organismo vivente che rivede se stesso e la sua vita per poi separarsi dalla sua anima e morire. Quindi una conclusione aperta. A scelta vostra.

 


Il boss di Drumcode, Beyer, ha seguito da vicino l’evoluzione del disco. Cosa ti ha detto?

Adam era contentissimo, tanto da scrivermi che si stava scrivendo il futuro della techno. A settembre sono andato a casa sua ad Ibiza per spiegargli il progetto e per fargli sentire le prime bozze ed era contentissimo. Musica/biomorph_erro5.jpg

Mi ha lasciato completa autonomia accettando tutto il progetto. Poi ci siamo rivisti a gennaio per definire le ultime tracce. “Biomorph” è il mio lavoro più personale. Adam ovviamente è stato il supervisore. Fortunatamente gli piacevano molto le tracce e quindi non è mai intervenuto. Un lavoro di contaminazione c’è stato pero' con “Symbiosis”, che e' stata l’ultima traccia creata e aggiunta. Avevo diverse opzioni per riempire quello spazio e quel significato da interpretare, ma dopo una chiacchierata molto ispirata con Adam ho deciso di seguire alcune sue indicazioni e nel giro di tre giorni e' nata “Symbiosis”.

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